In Senato la celebrazione del centenario della nascita di Giulio Andreotti

Nella Sala Zuccari del Senato la presentazione del libro “I miei Santi in Paradiso” per celebrare il centenario della nascita di Giulio Andreotti.

La presentazione del libro “I miei santi in Paradiso”, nella sala Zuccari del Senato, resterà una serata importante, per le cose ascoltate, per i messaggi arrivati, per l’importanza delle personalità convenute ma anche per l’emozione di celebrare il centenario del presidente Giulio Andreotti a pochi metri da quello che fu il suo studio di senatore a vita per 22 anni. Una serata aperta dalla lettura del messaggio del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e da quello del cardinale vicario di Roma Angelo De Donatis, e chiusa con l’intervento di monsignor Leonardo Sapienza, che ha letto una delle lettere postume che Andreotti scrisse alla famiglia, affinché fossero aperte nel caso di sua morte improvvisa. Un testamento spirituale di tale bellezza e verità da commuovere non solo chi ha avuto la fortuna di conoscere il presidente Andreotti e imparare da lui, ma anche i tanti giovani venuti ad ascoltare il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e Gianni Letta, presidente del comitato Centenario Giulio Andreotti.

Hanno partecipato alla serata, introdotta da Angelo Chiorazzo, fondatore della Cooperativa Auxilium e dell’Associazione Giovane Europa, i cardinali Angelo Becciu, Gianfranco Ravasi, Giovanni Battista Re, i vescovi Nunzio Galantino, Marcello Semeraro, Paolo De Nicolò e, poi, il comandante Domenico Giani, don Aldo Bonaiuto, il presidente di Leonardo Gianni De Gennaro, il senatore questore Antonio De Poli, diversi parlamentari e europarlamentari, il vicesegretario generale di Palazzo Chigi Federico Toniato, il direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante, Paolo Messa, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, Paolo Borrometi e tanti altri giornalisti e amici che ringraziamo.

Ecco alcuni passaggi dagli interventi:

On. Maria Elisabetta Alberti Casellati: L’opera di monsignor Leonardo Sapienza e di Roberto Rotondo consente una riflessione non solo sui legami tra Andreotti e la Chiesa, ma sulla capacità di coniugare la necessaria laicità nell’azione dello Stato con il valore e i principi solidaristici e caritatevoli del cattolicesimo.

Cardinale Angelo De Donatis: Qui a Roma abbiamo titoli particolari per ricordare la sua vita di pietà, a cominciare dalla sua amata parrocchia di S. Giovanni dei Fiorentini. La vicinanza con i Papi che hanno accompagnato la vita di Andreotti è strettamente connessa con le importanti e gravi responsabilità politiche che egli ha ricoperto: il suo aiuto alla causa del bene comune, alla ricerca della pace, al perseguimento della verità, alla difesa dei deboli è stato costante e sempre allineato con le posizioni del Magistero.

Cardinale Gualtiero Bassetti: Auspicando che questa missione di pace e solidarietà sia ancora il cammino del futuro, voglio concludere con una lettera che La Pira scrisse ad Andreotti nel 1972. Dopo aver evocato la Madonna come guaritrice delle nazioni e aver indicato il problema aggravato del Mediterraneo, La Pira scrive una cosa che ci aiuta anche a capire l’animo del libro: “Guarire l’Italia e collaborare alla guarigione dell’Europa, perché questo significherà guarire il mondo.

Gianni Letta: Se prendo la parola è per unirmi al ringraziamento che il cardinale Bassetti ha fatto, definendo il volume un “libro generazionale”, a quella generazione che ha costruito il Paese. E lo faccio anche per un altro motivo: questa presentazione avviene, come ha ricordato Chiorazzo, a pochi metri da quello che è stato lo studio del presidente per 22 anni. E anche oggi c’è emozione salendo le scale e passando davanti a quello studio che era un porto sicuro, in riferimento dove trovare sostegno, consiglio, conforto, illuminazione, insegnamento, lezione perché questo ha fatto Andreotti per tutta la vita nello svolgimento del suo lavoro”.

Padre Leonardo Sapienza: Il libro vuole essere soltanto un contributo per una maggiore conoscenza della personalità di Andreotti. Un tentativo di vederlo da vicino e dentro. Mi sono chiesto: poteva fingere Andreotti con queste personalità, questi santi? Poteva fingere sempre e così a lungo?

Angelo Chiorazzo: Andreotti è nato a Roma il 14 gennaio del 1919, quattro giorni prima dell’Appello ai liberi e forti di Sturzo, un particolare che ad Andreotti piaceva ricordare con simpatia”. Ringrazio di cuore per aver accettato l’invito a presentare stasera il libro “i miei Santi in Paradiso”. Celebrare Andreotti non è nostalgia ma significa interrogarsi sugli strumenti con cui affrontiamo il presente e costruiamo il futuro. Perché non si può costruire il futuro della nostra società senza memoria di quanto di grande e giusto abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto. Se oggi viviamo in un Paese libero e democratico lo dobbiamo a persone come il presidente Andreotti che insieme a De Gasperi, La Pira e Moro i più grandi statisti che ha avuto il nostro Paese.

 

GUARDA IL VIDEO INTEGRALE:

 

Immagini
Allegati
Download: Avvenire - 17.01.2019